

Caso di Usura a Montesarchio
Due Indagati Negano le Accuse Davanti al GIP
Il caso di presunta usura a Montesarchio continua a svilupparsi, con recenti dichiarazioni fatte dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Vincenzo Landolfi. I due imputati, arrestati e sottoposti ai domiciliari, hanno presentato le loro versioni dei fatti, negando le accuse di usura.
Alberto S., 57 anni, imprenditore di Montesarchio, ha spiegato di aver prestato 15 mila euro al commerciante, cliente abituale. Sostenuto dall’avvocato Claudio Barbato, Alberto ha affermato di non aver mai ricevuto il rimborso completo, ricevendo soltanto una parte del debito.
In aggiunta, Carmine F., 50 anni, di Rotondi, assistito dagli avvocati Giovanna Coppola e Gerardo Perna Petrone, ha dichiarato di aver prestato 2.500 euro al commerciante, in virtù di un rapporto di amicizia. Come garanzia, aveva ricevuto tre assegni firmati ma senza date e beneficiario. Carmine ha raccontato di aver ricevuto soltanto 300 euro in restituzione del prestito, nonostante avesse incontrato il debitore per ricevere l’intero importo.
Il 50enne ha anche chiarito che il coltellino trovato in suo possesso, e sequestrato durante l’arresto, è uno strumento di lavoro che utilizza nella sua attività in un’azienda castanicola.
La situazione si complica ulteriormente in attesa della decisione del GIP riguardo l’adozione di una misura cautelare. Il Pubblico Ministero ha richiesto la custodia ai domiciliari per entrambi gli indagati.
Questo caso mette in luce la delicata questione dell’usura e delle dinamiche finanziarie che possono intercorrere anche in rapporti personali e professionali. La comunità di Montesarchio segue con attenzione l’evolversi della vicenda, in attesa di capire come la giustizia interpreterà e risolverà questo intricato caso.
Fonte Ottopagine